La Preghiera della Serenità: un cammino di accettazione, coraggio e saggezza

Ho scoperto questa preghiera sentendola in piu’ di un film. Penso sia bellissima, come il suo messaggio!

«Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso,
e la saggezza di comprenderne la differenza.»

Ho scoperto che e’ una preghiera usata, per la sua forza e significato, nei gruppi di alcolisti anonimi.

E’ una preghiera semplice ma potentissima, e’ una guida esistenziale, un promemoria di umiltà, forza e discernimento.

La preghiera racchiude in poche righe l’essenza dello stoicismo antico. Accettare ciò che non possiamo cambiare è ciò che Marco Aurelio e Seneca ci hanno insegnato: imparare a distinguere ciò che è in nostro potere da ciò che non lo è.
Ma c’è un passo in più: l’appello al coraggio. Qui si innesta la parte attiva, quella che richiama l’etica dell’azione e della responsabilità, cara al pensiero cristiano ma anche a molte filosofie moderne (es. l’esistenzialismo di Kierkegaard o la “volontà di potenza” nietzschiana, pur con significati diversi).

La saggezza di saper distinguere tra ciò che si può e non si può cambiare è forse il compito più difficile e filosoficamente centrale: ci chiede di praticare la prudenza, una virtù cardine per Aristotele.

In un mondo che ci spinge all’attivismo, al cambiamento forzato, al controllo totale (spesso illusorio), questa preghiera ricorda l’importanza dell’equilibrio. Sul piano sociale, accettare ciò che non si può cambiare significa evitare conflitti inutili e disperazione. Ma al tempo stesso, il coraggio di agire ci spinge a cambiare ciò che è nelle nostre mani: una parola gentile, un’iniziativa, un atto di giustizia, una denuncia.
Nei gruppi (famiglie, comunità, movimenti) questa preghiera aiuta a costruire un senso di limite, di cooperazione, e soprattutto di realismo attivo.

Quante energie sprechiamo ogni giorno tentando di cambiare ciò che sfugge al nostro controllo? Il traffico, le scelte degli altri, il passato, o le nostre paure. Questa preghiera ci invita a una gestione saggia delle risorse interiori: accettare per non logorarsi, agire dove possiamo fare la differenza, e chiederci ogni volta: “posso agire o devo lasciar andare?”.

È uno strumento di autovalutazione, una sorta di “algoritmo esistenziale” da ripetere di fronte a un bivio, a un conflitto, a una decisione difficile.

Sul piano della psicologia, questa preghiera è un piccolo trattato di salute mentale. È il cuore stesso di molti percorsi terapeutici. Aiuta a:

  • ridurre l’ansia (accettazione del non-controllabile),
  • combattere la depressione (scoprire il potere personale di cambiare),
  • sviluppare autostima (quando agisco con coraggio),
  • migliorare la consapevolezza (attraverso la saggezza del discernimento).

Ci ricorda che non tutto dipende da noi, ma qualcosa sì. E lì, in quel qualcosa, possiamo rifiorire.

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